Robotica Educativa con Yunik Robotica educativa: l’approccio dei corsi pensati per Yunik

Tutti noi abbiamo giocato, da piccoli, con le costruzioni. E molti di noi si divertono ancora quando, da grandi, provano a costruire una mensola per il salotto oppure a realizzare il miglior impianto di alta fedeltà che sia mai esistito. Costru

 

ire è divertente; è anche frustrante quando qualcosa non va, ma la soddisfazione di esserci riusciti ripaga ampiamente la fatica – non soltanto perché abbiamo costruito una bellissima mensola, ma anche perché siamo riusciti a farlo, magari con qualche consiglio esterno, ma senza alcun libretto di istruzioni. Ma attenzione: costruire non è soltanto divertente. È anche istruttivo, e lo è in molti sensi. Anzitutto in un senso che potremmo dire “disciplinare”: costruire un buon impianto di alta fedeltà significa imparare, e mettere costantemente alla prova, molte conoscenze di tipo fisico e matematico. Ma costruendo impariamo anche in un senso più “trasversale”: stimoliamo in modo profondo e intenso – intenso perché ci divertiamo a farlo, perché vogliamo farlo – la capacità di risolvere problemi, capacità così importante nella vita di tutti i giorni. E saper risolvere problemi significa saper osservare, saper cercare le informazioni di cui abbiamo bisogno, saper trarre conseguenze logiche dalle informazioni in nostro possesso, saper elaborare criticamente l’errore – in poche parole, saper pensare in modo critico.

Cosa c’entra tutto questo con la robotica? Da vari anni ormai sono in circolazione piccoli robot espressamente progettati per essere utilizzati dai bambini (un esempio è Coderbot, www.coderbot.org). Alcuni di loro si prestano a essere costruiti, smontati e rimontati, ma soprattutto programmati: è molto facile, attraverso un computer, programmare il loro comportamento perché compiano certi movimenti oppure perché reagiscano nel modo desiderato agli stimoli esterni. Sono dunque strumenti di costruzione “potenziata”.

Vale allora tutto quello che abbiamo appena detto sulle mensole e sugli impianti di alta fedeltà: costruire e programmare un robot è un’attività che può stimolare, divertendo, l’apprendimento di varie conoscenze “disciplinari” e competenze “trasversali” legate al ragionamento e alla soluzione di problemi. Ecco perché in Italia e nel resto del mondo molti insegnanti (ma anche ricercatori universitari) organizzano laboratori – spesso sotto forma di gioco – in cui i bambini vengono invitati a costruire e programmare, in autonomia e in gruppo, dei robot. Ormai è chiaro che le ricadute in termini di apprendimento possono essere notevoli. Attenzione: i robot, usati come strumento didattico, non servono soltanto a stimolare l’apprendimento di quelle competenze digitali – il “coding” e la capacità di interagire con i computer – sicuramente così importanti al giorno d’oggi.

Il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, di cui fa parte chi scrive, ha organizzato molte esperienze di questo tipo per l’apprendimento di competenze che vanno dalla geografia alla geometria, dalla produzione linguistica a quella artistica, dal “metodo scientifico” al ragionamento matematico. E stimolano anche la capacità di lavorare in gruppo – di risolvere problemi insieme. Infine, è fondamentale sottolineare che l’uso di un robot in un contesto di apprendimento, di per sé, non costituisce necessariamente un’esperienza divertente o “istruttiva” nei sensi che abbiamo precisato. La tradizionale lezione frontale, in certi contesti necessaria, in altri affatica e deprime anziché potenziare l’apprendimento. Ma lasciare i bambini liberi di giocare con i robot ha senso soltanto se l’insegnante o il conduttore del laboratorio hanno progettato con estrema cura le attività proposte, e sono in grado di gestire con esperienza e competenza le discussioni di gruppo. La cosiddetta “robotica educativa” non è un nuovo metodo di insegnamento, come troppo spesso si sente ripetere: i robot possono essere strumenti didattici fertili e potenti a patto che li si sappia usare bene nei contesti di apprendimento.

Ecco perché l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, trovando in questo piena sintonia con Yunik, pone tanta cura alla progettazione didattica: solo così i robot possono davvero essere utilizzati per giocare a pensare.

Per partecipare all’Open Day organizzato da Yunik: http://www.yunik.it/eventi/lo-zoo-dei-robot/   http://www.yunik.it/eventi/il-gioco-dello-scienziato/

Edoardo Datteri

Edoardo Datteri

Ricercatore Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione Università Milano - Bicocca

Svolge da anni attività di ricerca in robotica e filosofia della scienza presso il Dipartimento di Scienze Umane della Formazione “R. Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca. Si occupa inoltre dell’uso dei robot per la didattica trasversale e disciplinare nelle scuole Primarie e Secondarie. Visita il suo sito: https://sites.google.com/a/unimib.it/edoardodatteri/home

  • Abbandono scolastico 17% 17%
  • Ragazze iscritte a facoltà scientifiche 36% 36%
  • Ragazze iscritte a ingegneria 17% 17%

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