Il robot umanoide Nao

NAO Challenge: Il robot umanoide NAO, il suo protagonista

NAO Challenge: il 7 Maggio 2016, nella straordinaria sede dell’Opificio Fondazione Golinelli di Bologna, si è svolta la “NAO Challenge 2016” (http://nao.scuoladirobotica.it/)

NAO è un robot umanoide programmabile, realizzato a scopi didattici e di intrattenimento, creato dalla ditta Aldebaran. È in grado di camminare, di comunicare in vari modi con gli utenti e con dispositivi esterni, di muovere braccia e testa, e di percepire l’ambiente circostante attraverso una telecamera e sensori di vario genere. La manifestazione è stata organizzata da Scuola di Robotica, un’istituzione di grande rilievo a livello italiano e internazionale nel settore della robotica educativa, CampuStore, Fondazione Golinelli e Aldebaran.

Anche quest’anno sono stato invitato da Scuola di Robotica a partecipare all’evento come giudice delle gare, assieme ad altri colleghi provenienti dal mondo dell’istruzione, della ricerca e dell’impresa.

Le molte squadre che hanno partecipato all’evento, provenienti da Scuole Secondarie di Secondo Grado di tutta Italia, si sono fronteggiate in gare di vario tipo: l’obiettivo della gara “NAO Runner” era per esempio quello di programmare il robot affinché camminasse senza sbandare troppo lungo un percorso di 5 metri. Le squadre hanno lavorato alla programmazione del robot, alla costruzione degli scenari e alla realizzazione di eventuali dispositivi elettronici associati alla gara durante i mesi precedenti l’evento, in orari scolastici ed extrascolastici. Pochi minuti prima dell’inizio delle gare avevano comunque modo di rifinire alcuni aspetti dei loro programmi. È stata un’esperienza divertente e stimolante per tutti, giudici compresi, organizzata in modo efficiente da persone di grande esperienza e sensibilità.

Il robot umanoide NAO

Il robot umanoide NAO

Che tipo di gara è la “NAO Challenge”? In primo luogo, è ad alto contenuto tecnologico. Lo si capisce già dallo strumento utilizzato, il robot NAO: per programmarlo è necessario mettere in campo specifiche conoscenze, abilità e competenze di stampo matematico, fisico, informatico e robotico. Non è (necessariamente) così per altri robot utilizzati nel settore (tra cui il LEGO Mindstorms e il robot usato nei laboratori Yunik, il Coderbot, che dunque si prestano in modo particolare a stimolare le cosiddette competenze trasversali legate al pensiero astratto e alla soluzione di problemi. NAO richiede e stimola (anche) competenze marcatamente tecnologiche, peraltro di livello piuttosto elevato. Tutto torna con il regolamento della gara, il cui obiettivo è quello “di accrescere la consapevolezza degli studenti, motivarli e formarli nell’uso della robotica umanoide” e di “imparare a utilizzare una tecnologia avanzata”. I robot, dunque, come strumenti per imparare la robotica, assieme, naturalmente, a tutte le competenze trasversali richieste per realizzare robot.

In secondo luogo la “NAO Challenge” è, appunto, una gara. Con tutti i punti di forza delle gare, in primo luogo la straordinaria motivazione dei partecipanti. E con alcuni degli effetti collaterali che una gara di tale scala può produrre. Forse per gli inevitabili vincoli di tempo si rischia di viverla come momento puramente prestazionale, in cui il fatto di vincere o di perdere passa in primo piano rispetto a tutto ciò che i partecipanti hanno imparato lungo la strada che li ha portati fin lì. Il regolamento della gara chiedeva ai partecipanti di presentare il loro percorso di apprendimento e di sviluppo, ma l’importanza di questo momento è stata spesso sottovalutata dagli insegnanti e, dunque, dagli studenti, contrariamente al desiderio degli organizzatori. Mi sarebbe piaciuto fermarmi a discutere con un ragazzo sulle ragioni che lo portavano, sistematicamente, a segnalare ai giurati gli errori altrui, nella speranza di diminuire il punteggio finale dei competitori; ma non c’era tempo.

E allora sorgono molte domande di difficile risposta: le ragazze e i ragazzi che hanno partecipato alla “NAO Challenge” si sono resi conto di quanto hanno vinto – tutti – in termini di apprendimento e crescita personale da questa importante esperienza? Come possiamo far sì che l’ansia dell’obiettivo non lasci passare in secondo piano l’attenzione verso il percorso? Chissà se il regolamento della prossima edizione non possa dare più spazio a momenti di elaborazione dell’errore, di discussione delle strategie, di condivisione dei percorsi, per diminuire un po’ la quota prestazionale dell’evento rendendo così la “NAO Challenge” un’esperienza di apprendimento ancora più fertile e stimolante!

Edoardo Datteri

Il Nao Challenge, la sfida di robotica per le scuole secondarie di secondo grado

Il Nao Challenge, la sfida di robotica per le scuole secondarie di secondo grado

 

È stato divertente anche perché ho capito che il robot senza i sensori non parte mai.

Byron

Studente Yunik, 9 anni

Mi sono divertita e non vedo l’ora di scoprire cosa si farà nella prossima lezione

Giulia

studente Yunik

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